LA VALUTAZIONE DEGLI ELEMENTI DEL PATRIMONIO

I CRITERI DI VALUTAZIONE PIU' COMUNI

VALUTARE UN BENE

Valutare o stimare un bene significa attribuire a quel bene un dato valore.

Per valutare un bene occorre tenere conto di tutte le caratteristiche del bene e sintetizzarle in un'espressione monetaria.

Ad uno stesso bene possono essere attribuiti valori diversi:

  • a seconda del momento in cui la valutazione viene effettuata. Nel tempo il valore di un bene può variare;

  • a seconda del luogo in cui la valutazione viene effettuata. Uno stesso bene può avere un valore diverso da luogo a luogo;

  • a seconda dell'impiego del bene. Uno stesso bene ha un valore diverso, ad esempio, se viene destinato alla produzione o alla vendita;

  • a seconda della persona che effettua la valutazione. Per quanto il processo di valutazione venga fatto senza che vi sia la volontà di alterare il valore del bene, la valutazione è sempre in una certa misura soggettiva.

Dato che gli elementi del patrimonio sono soggettia valutazione, e ogni valutazione è sempre in parte soggettiva, anche il capitale netto, che è la differenza tra elementi attivie passivi, è un valore relativo.

CRITERI DI VALUTAZIONE PIU' COMUNI

I criteri di valutazione più comuni sono:

  • criterio del valore nominale. Questo criterio viene applicato per la valutazione di elementi del patrimonio già espressi in moneta. Il valore nominale è il valore stampato sul denaro o quello scritto sulle cambiali. La valutazione al valore nominale tipica per il denaro esistente in cassa, gli assegni. Questo criterio di valutazione è oggettivo e certo.

    Esempio: l'impresa ha in cassa 10 biglietti da 50 euro l'uno. La loro valutazione è di 500 euro;

  • criterio del presunto valore di realizzo o del presunto valore di estinzione. Il primo è il criterio maggiormente utilizzato per la valutazione dei crediti, mentre il secondo è usato nella valutazione dei debiti. Il valore di realizzo o di estinzione può essere diverso rispetto al valore nominale del credito o del debito perché possono essere concessi sconti, abbuoni, ribassi. Inoltre, per quanto riguarda i crediti, il valore nominale può essere ridotto anche per il timore che si verifichino delle insolvenze da parte dei creditori;

    Esempio: l'impresa ha un credito verso un cliente di 5.070 euro. Essa intende concedere al cliente uno sconto di 70 euro. La valutazione del credito al valore nominale è di 5.070 euro, mentre la valutazione al presunto valore di realizzo è di 5.000 euro;

  • criterio del costo storico. Il costo storico è il costo sostenuto per l'acquisto di un bene;

    Esempio: l'impresa ha acquistato un macchinario del valore di 10.000 euro: questo è il costo storico del macchinario;

  • criterio del costo storico ridotto delle quote di ammortamento. Il valore dei beni che sono destinati a cedere la loro utilità in lunghi periodi di tempo, tende a diminuire col trascorrere del tempo per due cause:
    • il logorio fisico;
    • il fenomeno dell'obsolescenza, ovvero il superamento tecnologico.

    La diminuzione di valore che questi beni subiscono prende il nome di ammortamento. Di conseguenza il costo storico, ovvero il costo sostenuto nel passato per l'acquisto del bene, viene diminuito dell'ammortamento in base alla diminuita utilità del bene. Questo criterio è tipico delle immobilizzazioni.

    Esempio: l'impresa ha acquistato un macchinario del valore di 10.000 euro. La vita utile del bene è di 5 anni al termine dei quali l'impresa rottamerà il macchinario sostituendolo con uno nuovo. Supponendo che la diminuzione del valore sia costante nel tempo, la perdita di valore del bene sarà di 2.000 euro al termine di ogni anno.

    La valutazione quindi al costo storico diminuito delle quote di ammortamento sarà:


    Criterio del costo storico diminuito delle quote di ammortamento

  • criterio del costo storico rivalutato. Quando un bene è stato acquistato in tempi molto lontani, soprattutto nei periodi di inflazione elevata, il costo storico non rappresenta il reale valore del bene. Infatti, esso, esprime il valore pagato con una moneta che aveva un potere di acquisto maggiore rispetto a quella attuale. In questi casi si può pensare di rivalutare il valore del bene applicando, al costo storico, un coefficiente che indichi quante volte la moneta si è svalutata.

    Esempio: l'impresa ha acquistato in passato un fabbricato del valore di 100.000 euro. Dal momento dell'acquisto ad oggi, la moneta si è svalutata di 7 volte. Il costo storico rivalutato del fabbricato ammonta a 700.000 euro (100.000 x 7);

  • criterio del presunto valore di vendita. Il criterio consiste nel valutare un elemento del patrimonio in base al presunto ricavo che si conseguirà della sua vendita, al netto di eventuali spese sostenute in relazione alla vendita (spese di vendita, di consegna, provvigioni ad agenti, ribassi e sconti). Questo criterio è adatto per la valutazione dei beni che sono destinati alla vendita come le merci oi prodotti finiti.

    Esempio: l'impresa presume di ricavare della vendita di una partita di merce l'importo di 5.100 euro. Le spese di vendita e le provvigioni agli agenti ammontano a 100 euro. Il presunto valore di realizzo è pari a 5.000 euro;

  • criterio del prezzo corrente. Questo criterio consiste nel valutare un bene in base al prezzo al quale vengono scambiati sul mercato dei beni analoghi. I prezzi correnti sono i prezzi indicati nei listini delle Borse Merci, dove vengono scambiate le merci, e delle Borse Valori, dove vengono scambiatii titoli.

    Esempio: l'impresa deve procedere alla valutazione di 100 quintali di grano. Sulla borsa merci, la quotazione della stessa qualità di grano è di 200 euro al quintale. Il prezzo corrente del grano è di 20.000 euro.

  • criterio del costo di riproduzione o di riacquisto. Applicando tale criterio il bene viene valutato in base al costo che oggi l'impresa dovrebbe sostenere se si dovesse produrreo acquistare il bene. E' un criterio di valutazione applicato a beni che non sono destinati alla vendita. Viene usato, ad esempio, per valutarei beni apportati dal proprietario dell'impresa o dai soci della società.

    Esempio: l'imprenditore apporta nell'impresa un fabbricato. Per acquistare tale fabbricato oggi si dovrebbe sostenere un costo di 150.000 euro. La valutazione viene quindi fatta a tale valore che rappresenta il costo di riacquisto;

  • criterio del costo di sostituzione o di rimpiazzo. Il criterio consiste nel valutare il bene al costo che deve essere sostenuto per sostituire un bene vecchio, logoroe obsoleto con uno nuovo, in grado di svolgere la stessa funzione nel processo produttivo aziendale, tenendo conto anche del progresso tecnico.

    Esempio: il costo da sostenere per sostituire un macchinario con un altro in grado di svolgere la stessa funzione nell'ambito del processo produttivo, ma che tenga anche conto delle innovazioni tecnologiche che si sono avute sul mercato, è pari a 10.000 euro. Questo rappresenta il costo di sostituzione del bene in questione.


 
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